L’intolleranza al lattosio è sempre più sviluppata nel nostro Paese, ove si calcola che oltre la metà della popolazione adulta ne soffra a vario livello. Una problematica resa ancora più acuta dal fatto che molti di coloro che patiscono una intolleranza di questo genere non sanno di averla, proprio a causa del fatto che non è molto semplice riscontrarla.
Contrariamente a quanto si pensa, infatti, il lattosio non è presente soltanto negli alimenti a base di latte, ovvero i latticini e i formaggi. Anche i salumi, infatti, possono contenerne una quantità più o meno alta, in quanto i produttori vi fanno ricorso in qualità di additivo, ovvero come colorante o dolcificante. Una tendenza sempre più presente a livello industriale, la quale però rischia di rendere molto complicato il quadro in cui devono muoversi i medici.

Cos’è l’intolleranza al lattosio e i sintomi

L’intolleranza al lattosio si viene a verificare in conseguenza della mancanza o dell’insufficienza della lattasi nel nostro organismo, ovvero dell’enzima che è chiamato a scinderlo in glucosio e galattosio, due zuccheri più facilmente digeribili. Quando ciò accade, il lattosio è destinato a restare al livello dell’intestino tenue ove sarà sottoposto a fermentazione, con una serie di conseguenze, alcune note e altre meno.
Tra le conseguenze ormai note, vanno ricordati i dolori e il rigonfiamento dell’addome, i crampi, la diarrea e la flatulenza, ovvero gli stessi sintomi di altre malattie dell’apparato gastrico e intestinale, come ad esempio la celiachia.
Oltre a questi sintomi ne esistono però altri, che soltanto di recente sono stati associati all’intolleranza al lattosio. Il riferimento è al mal di testa e ad un notevole senso di irritabilità che colpisce dopo l’assunzione di alimenti che lo contengono, dovuti proprio alle tossine che derivano in questi casi, ovvero gli alcoli (molecole di tipo alcolico), gli aldeidi, gli acetoni, il metilgliossale e gli acidi grassi a catena corta. Si tratta in pratica di composti chimici organici molto comuni, che una volta assorbiti producono alcuni sintomi gastrointestinali, in particolare la costipazione, la diarrea e il mal di pancia, e di altro genere. Oltre al mal di testa e all’irritabilità, si possono così manifestare un senso di fatica, una notevole diminuzione delle capacità uditive, la possibile riduzione della fertilità e la tachicardia. Proprio il fatto che si tratti di effetti facilmente riconducibili a molte patologie può spingere i medici a prescrivere farmaci del tutto inutili, senza peraltro risolvere il problema.

Il breath test

L’esame che può aiutare in maniera decisiva a individuare l’intolleranza al lattosio è il cosiddetto Breath Test, ovvero il Test del Respiro.  Si tratta di un esame diagnostico non invasivo per effettuare il quale occorre soffiare all’interno di un tubicino in modo da valutare l’intolleranza al lattosio, il tempo di transito intestinale ed una eventuale colonizzazione anomala cui potrebbero dare vita alcuni batteri all’interno del nostro intestino tenue. Per poterlo svolgere è necessario andare dal proprio medico di base e farsi prescrivere l’esecuzione a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In alternativa si può fare ricorso ad uno studio privato, eventualità per la quale non necessita l’impegnativa.
Solitamente lo si effettua a partire dai 6 anni di età, dura 3 ore circa e prevede che l’esaminando si presenti dopo aver digiunato per non meno di 8 ore, evitando di fumare, di assumere terapie antibiotiche nelle 15 ore precedenti. Occorre inoltre consumare la sera precedente all’esame una cena a base di riso, carne, pesce ed acqua, evitando al contempo qualsiasi salume, insaccato, burro o margarina.
Il Breath Test è il pratico risultato di una precisa constatazione, quella derivante dall’evidenza che il mancato assorbimento di uno zucchero da parte dell’intestino tenue sia destinato a condurre inevitabilmente alla sua fermentazione nella flora intestinale. Nel corso di questo processo verrebbe ad originarsi la formazione di notevoli quantità di idrogeno, una parte delle quali viene assorbito nel colon. Proprio il rimanente però è destinato ad essere eliminato tramite la respirazione, dando quindi la possibilità di rilevare i livelli di idrogeno nel paziente intollerante, prima e dopo la somministrazione di lattosio.
Va anche sottolineato come proprio la sua scarsa invasività ne consiglia l’effettuazione al posto della biopsia duodenale. In alternativa si possono effettuare esami del sangue o, ma questa ultima ipotesi è la meno praticata in assoluto, delle feci.

L’intolleranza al lattosio è sempre più sviluppata nel nostro Paese, ove si calcola che oltre la metà della popolazione adulta ne soffra a vario livello. Una problematica resa ancora più acuta dal fatto che molti di coloro che patiscono una intolleranza di questo genere non sanno di averla, proprio a causa del fatto che non è molto semplice riscontrarla. Contrariamente a quanto si pensa, infatti, il lattosio non è presente soltanto negli alimenti a base di latte, ovvero i latticini e i formaggi. Anche i salumi, infatti, possono contenerne una quantità più o meno alta, in quanto i produttori vi…
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